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Vagando silente nell'eterno deserto un giorno intravidi una strana scultura...

 

KATHMANDU (Danze di guerra, 1987)

Vagando silente nell’eterno deserto

un giorno intravidi una strana scultura

innanzi ai miei occhi, come d’incanto

una ninfa di pietra dalla forma più pura

Sfiorai il profilo scultoreo dell’ente

che prese coscienza dello spazio immanente

Come un fiore scopre il volto al sole del mattino

lei si risvegliò e si aprì al suo destino

Con grazia divina mi prese le mani

e insieme partimmo per luoghi lontani

E all’orizzonte si schiuse l’immenso

e il nostro pensiero si perse nel tempo e non ritornò

Mari, montagne, foreste possenti

fiumi impetuosi scossi dai venti, a Kathmandu

Giungemmo nel luogo cercato da sempre

ma un grande cancello sbarrava il cammino

pensai l’infinito e improvvisamente

la porta si schiuse davanti a un giardino

Era il giardino di saghe e leggende

da cui tutto viene e tutto discende

Come un fiore si richiude al bacio del tramonto

chiudemmo le menti ai rumori del mondo

un estatico piacere invase i nostri sensi

estinse la fonte di tutti i tormenti

E finalmente toccammo l’immenso

uniti nell’estasi di quel momento che non finì mai

Mari, montagne, foreste possenti

fiumi impetuosi scossi dai venti, a Kathmandu


POETI (Attimi fuggiti, 1993)

I versi di un poeta

io per te vorrei cantare

leggeri come seta

sogni di un crepuscolare

Parole dimenticate

insofferenza di un cuore inquieto

che chiede verità

ma nasconde il suo segreto

"Poeti! Fratelli! Perché quel sussurro

se un lembo di cielo s’è tinto d’azzurro?

Poeti! Fratelli! Dei biondi capelli

è d’oro il riflesso

ma il mondo è lo stesso" (Marino Moretti)

Marino era il suo nome

ed il mare la sua musa

interrogò il pudore

emozione un po’ confusa

Si domandò che vale

chinar la testa e fissare il sole

e unir parole a parole

se la vita è sempre uguale

"Poeti! Non vedo né duolo né gioia

non c’è che un colore

il grigio la noia

Poeti! La strada del bene e del male

se nulla sovviene

cercarla che vale?" (Marino Moretti)

I puri, i puri di cuore

non temono, non temono

né gioia né dolore (at libitum)


Vuduvù (Pizza connection, 1998)

Ho scordato il testo e anche tutto il resto

e allora dico solo vuduvù

Come Marinetti tuum tuum zang zang

o come i manichini boing boom ciack

No, non è più tempo di lunghi lunghi discorsi

qui si può dire solo vudu-vudu-vudu-vuduvù

No, non è più il caso di andare a corsi e ricorsi

qui la parola nuova è vudu-vudu-vudu-vuduvù

Un processo inconscio di sillabazione

ha partorito un dolce vuduvù

c’è sempre un bambino dietro una canzone

chi è libero può dire vuduvù

No, non c’è parola più folle e astrusa di questa

è solo una stranezza vudu-vudu-vudu-vuduvù

No non è un fonema o un’espressione dantesca

è un’interiezione vudu-vudu-vudu-vuduvù


PUNTO DI RIFERIMENTO (Pizza connection, 1998)

Troppi uomini ripetono che il mondo è come un gioco

e le regole son chiare, per capirle ci vuol poco

Ogni disputa morale ha una soluzione certa

coi dualisti manichei non c’è mai discussione aperta

Con la legge degli opposti infatti giudicare è un gioco

se una cosa non è acqua allora è certamente fuoco

Ma da qualche tempo in qua io vedo tutto più complesso

e nel mio relativismo tra gli opposti vedo un nesso

Però, però... se io ritrovassi un punto di riferimento

potrei capire meglio tutto quanto il mondo

tutto quanto il mondo e forse anche il mio io

Scopriremo ambivalenze se togliamo le frontiere

Certamente c’è del grigio tra le cose bianche e nere

La bioetica l’aborto la tecnologia l’ambiente

da che parte è la giustizia? / e dall’altra non c’è niente?

Sono convinto che la soluzione e solo dialogare

ed aprire menti e cuori aldilà di bene e male

Non lo dico per retorica o sofistica immorale

ma perché ora davvero non so da che parte stare

Però, però... se io ritrovassi un punto di riferimento

potrei capire meglio tutto quanto il mondo

tutto quanto il mondo e forse anche il mio io


Alla ricerca del tempo perduto

si dice ci andasse anche Proust

E il tuo passato non resterà muto

se chiedi qualcosa anche tu

Quando i ricordi ti affollan la mente

sei preso da una strana malattia - la nostalgia

All’ombra delle fanciulle in fiore

si dice restasse anche Proust

Senti il profumo ne avverti il calore

ma sai che non tornano più

Se torna in mente la prima ragazza

Sei preso da una strana malattia - la nostalgia

Ma di ricordi non si vive mai

La vita è il presente e tu lo sai

Voltati indietro talvolta se vuoi

Ma non ti fermare / Non farlo mai

C’è un luogo in cui il tempo si è ritrovato

di questo era conscio anche Proust

dove il presente, il futuro, il passato

si abbracciano come vuoi tu

chiamalo eden oppure nirvana

è il luogo in cui non avrò più la mia - nostalgia


COMUNICAZIONE (Nessunluogo, 2001)

La, la, la… (voce femminile)

Ciao biondina, mi chiamo Max

studio lettere e suono bene il sax

ho letto Joyce e mi piace il jazz

ma perché tu ripeti solo "la"?

Il dialogo è importante, sposta i confini della mente

C’è qualcosa li dietro a quel sorriso?

Voglio comunicare… Voglio comunicare…

La, la, la… (voce femminile)

I film di Kubrick sono poesia

amo Cartesio e la sua filosofia

secondo te, c’è una verità?

Ma perché tu ripeti solo "la"?

La tua voce è intrigante, ma la semantica è carente

C’è qualcosa li dietro a quel bel viso?

Voglio comunicare… Voglio comunicare…

La, la, la…


IL FIORE DI BAUDELAIRE (Nessunluogo, 2001)

Non te l’avevan detto mai

che in fondo all’anima c’è un fiore

che cresce lentamente e poi riempie i sogni di colore

e il suo profumo sentirai quando nel cuor potrà sbocciare

ma dovrai stare attenta che se è troppo grande poi fa male?

ma non lo strappare, lascialo appassire

affinché il suo polline rimanga dentro te

Lo so fa ancora male e tu non sai se piangere o sperare

che si rimpicciolisca un po’, perché con te possa restare

non sperare, resterà il fiore del male

ma non lo strappare questo fiore di Baudelaire…

Un giorno lui rinascerà più bello e sarà vero amore

e ancora lui sorriderà scaldato dal suo nuovo sole


 


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